Le intolleranze alimentari sono le “allergie non allergiche”, in quanto non determinano, come avviene nelle allergie, la produzione di immunoglobuline E (IgE).
Quindi il primo punto da comprendere è che allergie tradizionali e intolleranze alimentari non sono la stessa cosa.
Se una sostanza verso la quale siamo intolleranti raggiunge il nostro organismo, le difese immunitarie vengono distolte dai loro normali compiti per far fronte a questo nuovo aggressore; in tal modo si crea una diminuzione delle difese immunitarie generali.
Agiscono in dipendenza dalla quantità di alimenti non tollerati ingeriti, determinando un fenomeno di accumulo di cosiddette “tossine” nell’organismo. L’intolleranza è sempre dose-dipendente ed è provocata da molecole particolari, farmacologicamente attive, presenti negli alimenti. Oppure può essere conseguente ad un disturbo della digestione o dell’assorbimento dei principali costituenti alimentari.

Non è mai l’alimento che può causare intolleranza, ma una molecola in esso contenuta; quindi possono esserci varietà di un alimento che, non contenendo quella specifica molecola, non determinano alcuna reazione negativa; quindi, per esempio, si può risultare intolleranti ad alcune varietà di broccoli e non ad altre.
Quali sintomi possono provocare?
Rallentamenti digestivi con dolori gastrici o colici; sensazione di pesantezza; diarrea e/o stitichezza; meteorismo; feci particolarmente maleodoranti.
Come possono essere testate? Si possono utilizzare vari metodi, che vanno dal TEST KINESIOLOGICO (metodo da me impiegato) all’utilizzo di apparecchiature bioelettroniche (EAV, Vega Test, Mora Test ecc.).

DOTTOR ANDREA FRASSINETI